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Cenni legali


 



   IN QUESTA PAGINA
Pedinamenti in luogo pubblico.
Registrare o videoregistrare di nascosto.
Accedere ai pubblici registri.
Indagini in proprio: ci vuole la licenza?
L'antispionaggio è legale?
Riprese nascoste atti vandalici.
Notare dei reati commessi da terzi.
Riprese nascoste di colf e badanti.
Riprese nascoste furti in azienda.
Far credere di essere qualcun'altro.
Le prove non valide.
SpyPhone per controllo cellulari figli minori.
Principi generali.
Privacy nelle private dimore (artt. 614 e 615).
Privacy di telefonate e messaggi (artt. 617-623).
Privacy dei dati personali (GDPR).





PEDINAMENTI IN LUOGO PUBBLICO.
In linea generale pedinare qualcuno in luogo pubblico o aperto al pubblico non è reato. Ma se si viene scoperti si rischia di molestare la persona pedinata violando l'art. 660 CP. In casi gravi e reiterati (es. se si viene scoperti almeno due volte causando un tale turbamento da costringere la persona pedinata a cambiare abitudini di vita) i pedinamenti potrebbero superare i limiti della molestia e sfociare nel reato di stalking. La Cassazione ha statuito infatti che pedinare qualcuno di per sè non è reato, ma "può divenire reato qualora il soggetto pedinato, ben accorgendosi di essere seguito/controllato, subisca chiaro disagio e venga molestato" (es. sentenze 18117/2014, 43439/2010, 5855/2001). La molestia tuttavia deve essere evidente e con finalità biasimevole: ad es. con la sentenza 32251/2018 la Cassazione ha assolto un investigatore privato, citato in giudizio ex art. 660 CP, perchè la sua condotta non è stata caratterizzata da petulanza o altro biasimevole motivo.
Può sembrare strano ma anche usare un localizzatore satellitare per pedinare qualcuno di per sè non è reato: la Cassazione ha statuito che l'impiego di un localizzatore satellitare è solo una "modalità tecnologicamente caratterizzata di pedinamento" (vedere sentenze sopra). N.B. Il localizzatore deve essere privo di microfono ambientale e deve essere posizionato / rimosso in luogo pubblico.

RIPRENDERE QUALCUNO DI NASCOSTO IN LUOGO PUBBLICO, APERTO AL PUBBLICO O FACILMENTE VISIBILE DA LUOGO PUBBLICO (FOTO E VIDEO). In linea generale vigono gli stessi limiti dei pedinamenti. Riprendere qualcuno di nascosto in luogo pubblico non è reato. La Cassazione ha infatti statuito che 'chi si trova in luogo pubblico accetta consapevolmente di poter essere anche ripreso'. Ma se si viene scoperti si rischia di molestare la persona ripresa violando l'art. 660 (es. sentenza 9446/2018).

PRIVACY DEI DATI. Le abitudini di spostamento, i dati di tracciatura satellitare GPS, foto, video, ecc.  sono considerate dati personali, quindi non è ammesso rendere pubbliche tali informazioni. Possono essere eventualmente esibite alle Forze dell'Ordine, ai legali e agli organi giudicanti.

TECNOLOGIE INVESTIGATIVE. Usare tecnologie video/GPS adeguate riduce il rischio di essere scoperti, aumenta la possibilità che le prove vengano ammesse in giudizio e riduce il rischio di contestazioni della controparte. I report spostamenti realizzati con dati estratti da piattaforme di tracking fuori dalla comunità europea e i report privi di chiare evidenze dei luoghi e delle durate delle soste vengono spesso scartati o contestati.


Per approfondire:
Privacy Italia su foto e riprese in luogo pubblico. Cliccare qui.
Diritto.it approfondimenti sul pedinamento elettronico. Cliccare qui.
Studio legale Brocardi. Risposte a dubbi su foto e videoriprese. Cliccare qui.
La legge per tutti: vademecum sui pedinamenti.
Cliccare qui.







REGISTRARE O VIDEOREGISTRARE DI NASCOSTO.

In linea generale le registrazioni audio o le videoregistrazioni fatte di nascosto da
qualcuno che prende parte ad una conversazione sono lecite. La Cassazione confermato più volte che "quando la finalità della registrazione è quella di tutelare un diritto proprio o altrui è lecita, perchè chi prende parte ad una discussione accetta consapevolmente l’eventualità che il suo interlocutore possa captare il contenuto della stessa" (es. sentenze 18908/2011, 24288/2016). Sono state ammesse in giudizio anche registrazioni nascoste sul luogo di lavoro (es. sentenza Cassazione 11322/2018 e sentenza 2020 Tribunale del Lavoro di Nola rif. FCA Pomigliano) e nella propria privata dimora (es. sentenza Cassazione 22221/2017).

MODALITA'. Le registrazioni o videoregistrazioni nascoste devono essere effettuate da qualcuno che prende parte all'incontro e devono avvenire in luogo pubblico o aperto al pubblico (es. un parco o un bar). Oppure devono avvenire nella privata dimora, nell'autoveicolo o nell'ufficio di chi effettua la captazione nascosta. Non è ammesso registrare di nascosto nella privata dimora, nell'autoveicolo o nell'ufficio della persona ignara della captazione nascosta.
FINALITA'. Raccogliere delle prove per esercitare il diritto di difesa o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria. Non è ammesso rendere pubblico il contenuto di registrazioni o videoregistrazioni
(es. su social, a parenti, amici, colleghi, ecc.). Le registrazioni o le videoregistrazioni vanno eventualmente esibite alle Forze dell'Ordine, ai legali e agli organi giudicanti.

TECNOLOGIE INVESTIGATIVE. Usare tecnologie adeguate riduce il rischio di essere scoperti, aumenta la possibilità che le prove vengano ammesse in giudizio e riduce il rischio di contestazioni della controparte. Se possibile preparare la registrazione con un posizionamento efficace della capsula microfonica. La classica registrazione fatta con il telefonino in tasca viene spesso scartata o contestata dalla controparte.

POSSO REGISTRARE LE MIE TELEFONATE?
In Italia i privati cittadini possono registrare le telefonate sulla propria linea senza preavvisare l'altro interlocutore (Cassazione 16886/2007 e 18908/2011).

Studio legale Rando Gurrieri sulle registrazioni nascoste. Cliccare qui.








ACCEDERE AI PUBBLICI REGISTRI

Informazioni alle quali chiunque può accedere: visura catastale e ipocatastale, planimetria catastale, mappa catastale, estratto di mappa, rendita catastale, elenco immobili, perizia immobiliare, visura camerale, visura protesti, scheda persona e report persona, elenco soci, cariche aziendali, visura partecipazioni, visura statuto, visura targhe automobilistiche e molto altro. E' possibile anche recarsi in comune per richiedere il certificato di residenza o lo stato di famiglia di qualcuno (bisogna disporre del codice fiscale della persona di cui si richiedono le informazioni).


Certificati online: Pratiche.it e Tuttovisure.it

Specifico per il catasto: Retevisure.it







INDAGINI IN PROPRIO SU QUESTIONI PERSONALI: CI VUOLE LA LICENZA DI INVESTIGATORE PRIVATO?


Spesso i privati cittadini fanno occasionali indagini 'fai da te' su questioni che li riguardano direttamente e personalmente.
Per anni queste indagini sono state considerate illegali perchè si ipotizzava l'esercizio abusivo della professione di investigatore privato. L'art. 134 del TULPS prevede infatti l'obbligo di licenza per svolgere investigazioni private. Fino a quando la Cassazione, con la sentenza 48264/2014, ha chiarito: "La licenza di investigatore privato è necessaria solo per chi svolge indagini sistematicamente, per conto terzi e in forma imprenditoriale...". Anche le indagini su questioni strettamente personali svolte dalla persona direttamente interessata devono comunque avvenire con modalità, finalità e conseguenze legali (dettagli...).

Studio legale Cataldi sulle indagini occasionali dei privati. Cliccare qui.


 



L'ANTISPIONAGGIO (BONIFICHE, DIFESA ELETTRONICA, ECC) E' LEGALE?

In Internet sono apparse pubblicazioni dove si sostiene che le bonifiche elettroniche sono attività legali solo se svolte con mandati e autorizzazioni non precisate. L'antispionaggio è finalizzato a tutelare il diritto alla privacy: non tutela direttamente l'incolumità fisica del richiedente o il patrimonio del richiedente (rif. artt. 133/134 TULPS e art. 347 CP), non è un'attività elencata nel DM 269/2010 e non comporta rischi di molestie o di violazione della privacy. L'antispionaggio risulta essere legale, liberamente praticabile e usufruibile.






RIPRESE NASCOSTE ATTI VANDALICI

Con la sentenza 22093/2015 (per alcuni aspetti confermata dalle sentenze 39293/2018 e 30191/2021), la Cassazione ha statuito che, in linea generale, sono legali le videoriprese nascoste effettuate da privati cittadini con il fine di raccogliere prove di atti vandalici.

1)
MODALITA'. Il controllo video nascosto non deve durare oltre il tempo strettamente necessario. Devono esserci evidenze di atti vandalici già avvenuti recentemente e ragionevoli possibilità che possano ripetersi a breve. Evitare di riprendere aree private altrui e pertinenze di private dimore altrui: bisogna riprendere luoghi pubblici o facilmente visibili da luogo pubblico, limitando l'angolare della ripresa all'autoveicolo controllato e immediati dintorni.
2)
FINALITA'. Identificare il responsabile di un illecito penale e raccogliere delle prove per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria. Non è ammesso rendere pubblico il contenuto delle videoregistrazioni (es. su social, a parenti, amici, colleghi, ecc.). Le videoregistrazioni vanno eventualmente esibite alle Forze dell'Ordine, ai legali e agli organi giudicanti.

La Cassazione, nell'emettere le sentenze di cui sopra, si è scontrata con le direttive del Garante della Privacy sulla videosorveglianza dell'8/4/2010. In particolare sarebbe previsto l'obbligo di segnalare con appositi cartelli che l'area è sottoposta a videosorveglianza. La Cassazione ha liquidato la questione ribadendo che 'in luogo pubblico non ci può essere lesione della riservatezza altrui' e che, in linea di principio generale, 'le direttive del Garante della Privacy sulla videosorveglianza non possono ostacolare o invalidare l'azione penale in presenza di comportamenti delittuosi e della necessità di indagarli per fornire documentazione probatoria in sede di giudizio.' 

TECNOLOGIE INVESTIGATIVE. Usare tecnologie adeguate riduce il rischio di essere scoperti, aumenta la possibilità che le prove vengano ammesse in giudizio e riduce il rischio di contestazioni della controparte. E' fondamentale riprendere il veicolo nella sua interezza dall'esterno (es. da altro veicolo parcheggiato vicino, da una finestra o da una microcamera nascosta nei dintorni). Nonostante l'arrivo sul mercato delle microcamere super panoramiche 360°, le riprese dall'interno del veicolo verso l'esterno raramente inquadrano volti e fisionomie in modo completo. Inoltre non possono inquadrare l'atto fisico del danneggiamento sulla carrozzeria (questo causa facili contestazioni della controparte).

Studio legale AltaLex: la videoripresa privata quale prova atipica e regime probatorio dei controlli video privati per atti vandalici. Cliccare qui.
Studio legale Canestrini: legittimità delle videoriprese private. Cliccare qui.
Sicurauto.it sulle riprese di atti vandalici (sentenza 22093/2015). Cliccare qui.






NOTARE DEI REATI COMMESSI DA TERZI

A chiunque svolga delle indagini può capitare di notare reati commessi da terzi
. Traffico di droga, favoreggiamento prostituzione, reati tributari, maltrattamenti, ecc. In Italia non esiste l'obbligo di denunciare i reati commessi da terzi di cui si è venuti a conoscenza. Fanno eccezione l'essere a conoscenza di reati contro le personalità dello Stato punibili con l'ergastolo, ricevere denaro falso, acquistare beni che poi si scoprono essere di provenienza illecita, l'essere a conoscenza di traffici di materiale esplosivo o di sequestri di persona scopo estorsione. Nel caso di reati gravi si raccomanda comunque di sentire un parere legale.






RIPRESE NASCOSTE DI COLF E BADANTI.

Con la nota 1004/2007 l'ispettorato Nazionale del Lavoro ha chiarito che il controllo video dell’operato di colf e badanti è ammesso con 'procedura semplificata'. Significa che non bisogna chiedere il parere all’Ispettorato del Lavoro, né chiedere l’autorizzazione in sede sindacale. Restano le direttive del Garante della Privacy sulla videosorveglianza, cioè informare colf e badanti del controllo video, fargli firmare un consenso scritto e segnalare la posizione delle telecamere.
Questo ha fatto nascere dei dubbi nel caso di microcamere nascoste in una privata dimora per indagare furti o maltrattamenti. In questi casi sembrano genericamente equivalersi il diritto di indagare furti o maltrattamenti e il diritto alla privacy di colf e badanti in una privata dimora. Nel dubbio si raccomanda di recarsi dai Carabinieri, che valuteranno caso per caso la richiesta al G.I.P. per l'installazione delle microcamere.

TECNOLOGIE INVESTIGATIVE. Usare tecnologie adeguate riduce il rischio di essere scoperti, aumenta la possibilità che le prove vengano ammesse in giudizio e riduce il rischio di contestazioni della controparte. Gli occultamenti non professionali di microcamere spesso vengono scoperti con facilità, soprattutto in ambienti domestici.

 






RIPRESE NASCOSTE FURTI IN AZIENDA.

Con la sentenza 3255 del 14 dicembre 2020, in linea con la precedente sentenza 2890/2015, la Cassazione ha confermato che è legale l'installazione di microcamere nascoste in azienda per effettuare 'controlli difensivi', cioè per identificare il responsabile di reati commessi all’interno dell’azienda (tipicamente reati contro il patrimonio come furti in magazzino o furti di gasolio).

La Cassazione ha introdotto un concetto interessante, sebbene generico e orientativo: la finalità per cui le microcamere nascoste vengono installate. In pratica il datore di lavoro è generalmente autorizzato a usare la videosorveglianza investigativa senza rispettare i limiti imposti dal DPR 300/70 (statuto dei lavoratori) e ignorando le direttive del Garante della Privacy sulla videosorveglianza.
Ma il datore di lavoro che installa delle microcamere nascoste non può addurre di voler genericamente prevenire eventuali comportamenti infedeli o scorretti dei lavoratori. Nè sono ammessi generici sospetti. Per rendere leciti tali controlli bisogna che ci siano dimostrabili evidenze che uno o più lavoratori stiano ponendo in essere un comportamento penalmente rilevante a danno dell'azienda. I controlli devono essere finalizzati a indagare solo questi comportamenti, non devono durare oltre il tempo strettamente necessario e non devono inquadrare aree dell'azienda estranee alla finalità dell'indagine. Resta pertanto sanzionabile il generico desiderio di controllare di nascosto se i dipendenti dovessero eventualmente fare qualcosa di sbagliato. Né sono ammessi controlli random, anche di breve durata, fatti di nascosto per mettere alla prova i dipendenti o per valutare di nascosto la loro produttività. Infine non bisogna rendere pubbliche le videoregistrazioni e le informazioni acquisite (es. sui social o ad altri dipendenti). Le videoregistrazioni vanno esibite eventualmente alle Forze dell'Ordine, ai legali e agli organi giudicanti.

TECNOLOGIE INVESTIGATIVE. Usare tecnologie adeguate riduce il rischio di essere scoperti, aumenta la possibilità che le prove vengano ammesse in giudizio e riduce il rischio di contestazioni della controparte. Bisogna curare particolarmente distanze, angolari di ripresa e obiettivi. Le riprese del maneggio del denaro (furti di cassa) sono particolarmente critiche perchè una scarsa qualità, angolari errati o distanze errate possono generare facilissime contestazioni della controparte.


Approfondimenti della 'Legge per tutti' sentenza 3255/2021: cliccare qui.
Giurisprudenza penale (approfondimenti sentenza 2890/2015): cliccare qui.





FAR CREDERE DI ESSERE QUALCUN'ALTRO.

Attribuirsi falso nome o falso stato (es. assumere delle prove registrando conversazioni o chat con qualcuno al quale si è fatto credere di essere un'altra persona)
è una strategia di indagine molto diffusa. Ma è in contrasto con l'art. 494 del C.P.







LE PROVE NON VALIDE

Le prove ottenute con modalità illegali non vanno esibite in tribunale. Ad es. le prove ottenute violando un domicilio (art. 614 CP), violando la privacy in private dimore (art. 615 CP), violando la privacy di SMS, WhatsApp, email e telefonate (artt. 617-623 CP), attribuendosi falsa identità (art. 494 CP). Se queste prove vengono esibite in tribunale si rischia non solo che vengano scartate, ma si rischia anche una denuncia. Es. Cassazione 35681/2014. Le prove non valide devono restare ad uso strettamente personale, ad es. per prendere decisioni o per organizzare il proseguo delle indagini con metodi che possano generare prove valide. Se si ritiene indispensabile esibire prove non valide in tribunale, si raccomanda di sentire prima un parere legale.





SPYPHONE PER CONTROLLO CELLULARI FIGLI MINORI.

Controllare di nascosto il cellulare degli figli minori è ammesso. Parliamo di App SpyPhone, Trojan per cellulari, ecc. Secondo il tribunale di Caltanissetta (sentenza 08/10/2019) non solo il genitore può controllare il cellulare del figlio, ma addirittura se non lo fa può essere ritenuto responsabile di illeciti commessi dal minore. Ulteriore conferma giunge dal tribunale di Parma (sentenza 698/2020) che così recita: 'I contenuti di PC e smartphone devono essere monitorati da entrambi i genitori. E' necessario preservare la loro educazione evitando di esporli a contenuti poco adatti alla loro età...'.

Cosa rischia un genitore che non controlla il cellulare del figlio? ('La Legge per tutti') Cliccare qui.
'Legge per tutti': privacy fra genitori e figli. Cliccare qui.
'Studio legale Cataldi sulla sentenza 698/2020 del Tribunale di Parma. Cliccare qui.




PRINCIPI GENERALI

MODALITA'.
Un indagine deve essere sempre focalizzata verso una
determinata persona, un determinato fatto o una determinata circostanza. Deve essere svolta con massima discrezione e deve essere limitata al tempo strettamente necessario. Va evitata ogni forma di molestia alla persona indagata. Foto, video, files, informazioni e dati personali non devono essere resi pubblici. Fatti, elementi, volti, targhe e informazioni che non siano connessi a ciò che si indaga devono essere ignorati, cestinati, oscurati.

FINALITA' E CONSEGUENZE.

AMMESSE: tutelare propri o altrui diritti/interessi legittimi, prevenire azioni ingiuste, far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, precostituire delle prove, esercitare il diritto di difesa in sede giudiziaria (art. 24 Costituzione), difendere legittimamente incolumità, interessi, patrimonio, reputazione, dignità, salute. 
NON AMMESSE: molestare, rubare, danneggiare, ricattare, estorcere, rapinare, diffamare, fare stalking, fare violenza privata, divulgare dati personali al pubblico.

Le indagini private non devono interferire con eventuali indagini in corso delle Forze dell'Ordine sul medesimo fatto o soggetto. Se si viene a conoscenza che sono in corso anche indagini delle Forze dell'Ordine, bisogna sospendere l'attività.










11) ART. 615 C.P. TUTELA DELLA PRIVACY IN PRIVATA DIMORA (INTERFERENZE ILLECITE NELLA VITA PRIVATA DELLE PERSONE).

L'art. 615 CP tutela le persone contro le interferenze illecite nella vita privata, ma è applicabile nei luoghi citati nell'art. 614 CP cioè nelle private dimore (abitazioni, uffici privati e pertinenze). I luoghi pubblici e gli autoveicoli su pubblica via non sono tutelati dell'art. 615 CP (es. sentenze 28251/2009, 45512/2014, 10095/2001, 12042/2008, 4926/2009 e altre). Fanno eccezione camper, roulotte e cabine di camion perchè simili ad una privata dimora.

Dintorni privata dimora.
Con la sentenza 25666/2003 la Cassazione ha esteso la privata dimora ad alcune pertinenze dell'abitazione, ad es. l'interno di un garage non facilmente visibile da luogo pubblico. Sono invece escluse le scale condominiali e altri luoghi di passaggio condominiale. Secondo la Cassazione sono da considerarsi privata dimora "tutte le cose legate con l'abitazione o con altro luogo di privata dimora da stretto rapporto pertinenziale ai sensi dell'art. 817 c.c.". I giardini, le verande e le porte di ingresso alle abitazioni sono da considerarsi privata dimora se protetti per impedire la visibilità da luogo pubblico (siepi, reti, tendoni, vetri oscuranti, muri, porte di abitazioni in pianerottoli condominiali interni, ecc.). Es. sentenza Cassazione 17346/2020.

Controlli video con teleobiettivi. La Cassazione ha statuito che i controlli con strumenti elettronici 'non devono superare la naturale capacità dei sensi'. Ipotizziamo una finestra aperta e visibile da luogo pubblico, ma che non può essere avvicinata a meno di cento metri perchè è presente un giardino privato. Con un teleobiettivo si vede bene cosa succede all'interno dell'abitazione. Mentre ad occhio nudo non si vede quasi niente. Ma usare un teleobiettivo non è legale, anche se il puntamento avviene da luogo pubblico.

Una microspia o un registratore ambientale nascosti all'interno di un autoveicolo violano l'art. 615 C.P.? Può sembrare strano ma secondo la Cassazione no. Sentenza 28251/2009. L'autoveicolo non è una privata dimora.

Posso controllare di nascosto le persone che si trovano nella mia privata dimora quando non sono presente negli ambienti controllati? No. Secondo la Cassazione "chiunque si trovi nella privata dimora di qualcuno deve considerarsi protetto nella sua privacy ex art. 615 C.P.". Un controllo audio o video nascosto, anche se effettuato dal proprietario della dimora, è illegale quando tutte le persone presenti negli ambienti sono ignare di essere controllate (es. Cassazione 9235/2012). E' invece legale quando il proprietario che effettua il controllo nascosto è fisicamente presente negli ambienti controllati, insieme alle altre persone ignare del controllo (es. Cassazione 22221/2017).

 
 
'La Legge per tutti':
riprese di giardini e ingressi privati facilmente visibili da luogo pubblico. Cliccare qui.
 Studio legale Brocardi sull'art. 615: cliccare qui. 
 






2) ARTT. 617-623 C.P. TUTELA DELLA PRIVACY DELLE COMUNICAZIONI A DISTANZA (TELEFONATE, SMS, EMAIL, WHATSAPP, TELEGRAM, POSTA, PC, TABLET, SMARTPHONE). ART. 617bis C.P. INSTALLAZIONE SISTEMI CON FINALITA' DI INTERCETTAZIONE.

Gli artt. 617-623 del C.P. tutelano la privacy degli strumenti per comunicare a distanza e il diritto alla privacy delle comunicazioni a distanza (parliamo di comunicazioni mediante PC, tablet, telefonini, posta, email, chat, WhatsApp, SMS, Telegram, Facebook, Messenger, ecc.). 

L'art. 617 bis si applica anche all'installazione di apparati per l'intercettazione ambientale, es. microspie e microregistratori? Secondo la Cassazione no. La Cassazione ha più volte chiarito che l'art. 617bis del C.P. è applicabile alle sole comunicazioni telefoniche, cioè alle comunicazioni a distanza (es. sentenze 13793/1999, 12655/2001, 12698/2003, 4264/2006, 28251/2009, 33499/2019). Quindi riguarda l'installazione di Trojan informatici, microspie telefoniche, registratori per linee telefoniche, trasponder per linee fisse, software e sistemi di controllo per centralini telefonici aziendali, ecc.

Se il coniuge lascia il suo cellulare sul divano (o in altro luogo condiviso dell’abitazione) e il dispositivo non è protetto da password, è legale controllarlo di nascosto per leggere i messaggi e vedere le fotografie? Può sembrare strano ma secondo il Tribunale di Roma è un comportamento legale quando avviene fra persone conviventi (sentenza 6432/2016). Questo perchè 'la convivenza con un’altra persona comporta un affievolimento della propria sfera di riservatezza. La condivisione degli stessi spazi implica infatti un implicito consenso alla conoscenza di dati e comunicazioni, anche riservate, di cui un coniuge può venire a sapere proprio perché a contatto diretto e costante con l’altro.'

Studio legale Brocardi sull'art. 617 e sulle intercettazioni telefoniche: cliccare qui.  
Dal nostro blog: 'Trojan' per cellulari nel nuovo DL 161/2019 sulle intercettazioni. Cliccare qui.
Controllo cellulari figli minori. Cliccare qui.
 
 







3) LA PRIVACY DEI DATI PERSONALI (GDPR EUROPEO).
In sintesi le leggi europee GDPR tutelano i dati personali dei cittadini contro la libera diffusione al pubblico e l'uso scorretto ("trattamento dei dati personali").

Quali sono i dati personali?
1) Indirizzi, codici fiscali, dati anagrafici.
2) Informazioni su abitudini, stile di vita, relazioni personali, preferenze della vita sessuale, stato di salute.
3) Situazione economica, rapporti bancari e finanziari, buste paga, contratti di lavoro, aspetti patrimoniali, dichiarazioni dei redditi, preferenze e capacità di spesa.
4) Foto, videoriprese, registrazioni audio, posizioni satellitari GPS.

In linea generale è sanzionabile chi rende pubblici i dati personali altrui (es. sui social, a conoscenti, a parenti, ad amici, colleghi di lavoro, ecc.). Ma solo se questa divulgazione arreca volontariamente o involontariamente un danno ingiusto di qualsiasi tipo alla vittima (es. diffamazione, danni morali, danni patrimoniali, problemi sul lavoro, problemi di salute, problemi di sicurezza). E' sanzionabile anche l'uso di dati personali altrui per trarne profitto economico.
Ancora una volta emerge la prima regola delle indagini: la riservatezza. I dati personali altrui non devono essere resi pubblici. Devono essere eventualmente esibiti alle Forze dell'Ordine, ai legali e agli organi giudicanti.

Bisogna richiedere il consenso al trattamento dei dati personali o bisogna avvisare che sono in corso dei controlli quando si svolgono indagini? La risposta sembrerebbe essere ovviamente no. Ma fino al 2018 non è stato così. Con l'art. 20 comma 4 del DLGS 101/2018 il Garante della Privacy ha confermato che, in linea generale, non si deve richiedere il consenso al trattamento dei dati personali nel caso di indagini per far valere un diritto di difesa in sede giudiziaria o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria. Il motivo è evidente: richiedere un consenso al soggetto indagato, o informare in qualsiasi altro modo il soggetto indagato di controlli in corso, renderebbe inutili le indagini.

 Privacy Italia sul GDPR: cliccare qui.  




Cenni legali generici e in sintesi. Per qualsiasi dubbio o specificità sentire un parere legale.



 



 





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