Prove audio e video. Come portarle in tribunale.


Parliamo di "AV Forensics", cioè prove audio video ottenute con l'elettronica investigativa e portate in tribunale.



prove audio video e contestazioni in tribunale


La trappola del disconoscimento: come cerca di difendersi la controparte.


Con l'elettronica investigativa hai ottenuto una prova audio e video, che hai portato davanti al giudice tramite il tuo legale. Ma c'è un imprevisto: la controparte disconosce la prova. Sostiene che è stata generata con l'AI, modificata al computer o che la data è manipolata e i fatti documentati si riferiscono a un periodo diverso. Ovviamente tu sai che non è così.

L'unico sistema per evitare questa situazione sarebbe la "catena di custodia digitale" del file. Cioè blindare all'istante la data/ora e la genuinità della captazione audio video con algoritmi di hashing (SHA-256), firme digitali asimmetriche a doppia chiave (pubblica/privata), marcature temporali certificate, blockchain e cloud certificati WO/RM. Tutto ciò, a dispetto dei termini complicati, serve ad una cosa semplicissima: eliminare i dubbi su data/ora dei file e sull'autenticità e integrità del contenuto, prevenendo i disconoscimenti illegittimi.


Quindi ci vorrebbe la catena di custodia digitale anche per documentare atti vandalici, aggressioni, minacce, mobbing, stalking, infedeltà, furti, concorrenza sleale?


Teoricamente si. In nazioni come gli Stati Uniti e l'Inghilterra è realtà da anni. In Italia la catena di custodia digitale delle prove generate da tecnologie investigative riguarda più che altro le forze dell'ordine: ad esempio i Mobile Angel B2G antistalking dei Carabinieri, le BodyCam Axis su Microsoft Azure, le device Android OEM antistalking della Polizia, le potenti telecamere Reveal, VPN e cloud certificati con database WO/RM e localizzatori satellitari GPS a tripla ridondanza forense. Per privati cittadini, agenzie investigative e piccole aziende, che di solito hanno come riferimento l'elettronica investigativa dei marketplace generalisti, si tratta di soluzioni impensabili per complessità e costi.

Tuttavia, in sede di giudizio, i file hanno comunque valore legale anche senza catena di custodia digitale. A patto che siano attendibili, coerenti e ottenuti in modo lecito. Il valore di una prova dipende dal libero convincimento del giudice.


E' possibile ridurre il rischio di disconoscimento della prova in modo facile e alla portata di tutti?


Il suggerimento che andremo a vedere in molti casi rinforza il valore della prova: dimostra la data della captazione e che, dopo quella data, il file non può essere stato alterato. Dimostrare la data e l'assenza di modifiche successive colpisce direttamente i due pilastri della digital-forensics, rendendo il disconoscimento una strada ancora percorribile ma in forte salita.

Uno strumento a disposizione tutti, privati, aziende e professionisti, è il servizio "Data Certa Online" offerto dalla piattaforma accreditata LetteraSenzaBusta. Con pochi euro e semplici passaggi, possibili anche da smartphone, si può applicare una Marca Temporale Qualificata (TSA) al file audio o video, garantendone immodificabilità e la corretta conservazione da quel momento in poi. Tutto si gioca nel ridurre il più possibile il tempo fra la generazione fisica del file (da parte della tecnologia investigativa) e la marca temporale TSA. Vediamo come fare:

1. Appena termina l'evento che ti interessa scarica il relativo file su PC o cellulare.

2. Accedi a LetteraSenzaBusta e carica il file nel servizio "Data Certa Online". Dopo il caricamento, i server della piattaforma calcolano in automatico l'impronta digitale del file (l'Hash SHA-256).

3. Scegli l'opzione "Sigilla con Marca Temporale". Il sistema invia automaticamente l'Hash univoco appena creato ad un CA (Certificatore Accreditato es. infoCert, Poste Italiane, Namiral), che appone data e ora certa (detta "eIDAS") generando un file di controllo .tsr.

Tutto qui. Dietro le quinte si attiva una procedura complessa. Ma per l'utente bastano pochi click e file è già protetto e certificato.

L'integrità presunta (fattore dell'impossibilità logica). Se la controparte tenta di disconoscere la prova, questo sistema non offre certezze assolute: ma la marcatura avvenuta velocemente è già un ottimo argomento davanti al giudice. Dopodichè si passa alla verifica: se l'Hash del file prodotto in udienza coincide con il file caricato in LetteraSenzaBusta (bastano pochi secondi con utility come ArubaSign, Dike o GoSign), si dimostra che il file non è stato modificato dal momento della marcatura. Avendolo marcato velocemente, con così poco tempo a disposizione è ragionevolmente impossibile che siano avvenuti montaggi, tagli o deepfake AI: sono infatti attività che richiedono lunghe e complesse elaborazioni di editing e rendering per rendere il file in qualche modo credibile.

E' passato troppo tempo fra generazione del file e marcatura? Non hai marcato il file? La controparte insiste nel disconoscere la prova anche se è marcata? Il semplice disconoscimento generico (art. 2712 CC) non cancella la prova: la controparte deve indicare perché ritiene che il file sia falso o manipolato. Qui di solito entrano in gioco i periti forensi (CTP/CTU). Ad esempio un video modificato e ricodificato (tipicamente tramite Adobe Premiere o l'AI) integra quasi sempre delle chiare anomalie ("marker") nei metadati, nei fotogrammi chiave (I-Frame/P-Frame), nel formato di compressione nativo (H264/H265) e nella struttura dei fotogrammi detta "GOP". Se gli esiti periziali sono negativi o non convincono il giudice, quasi sempre il disconoscimento non ha seguito.



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