Android ti avvisa se un AirTag o un altro tracker bluetooth vengono usati per spiare i tuoi spostamenti






Il più famoso è l'Airtag di Apple. Ma ce ne sono anche per Android. I tracker bluetooth servono per ritrovare gli oggetti smarriti. Tuttavia, fin dalla loro nascita, è emerso chiaramente un duplice potenziale: i tracker bluetooth vengono utilizzati massicciamente anche per il tracciamento non consensuale e per scopi investigativi.



I tracker bluetooth non hanno un ricevitore GPS e non si connettono alle reti di telefonia mobile. Ma allora come riescono a trasmettere posizioni in tempo reale e senza limiti di distanza?


Quando i tracker bluetooth sono lontani dai cellulari dei loro proprietari, si evidenziano ad altri cellulari nelle immediate vicinanze trasmettendo dei saltuari messaggi via bluetooth. Possiamo immaginarli come dei "messaggi in bottiglia" non indirizzati ad un preciso cellulare ma al primo che li riceve. Quando un cellulare riceve il messaggio, trasmette la posizione direttamente all'account del proprietario del tracker, che scopre così dove si trova il suo apparato. Quindi le trasmissioni avvengono sfruttando le connessioni internet e i ricevitori GPS di cellulari vicini e compatibili con i messaggi trasmessi dal tracker. Esistono vari modelli di tracker bluetooth, ma funzionano con gli stessi principi: i più efficaci sono gli Air Tag di Apple, poi ci sono i Find my Device di Android, i Smart Things Find di Samsung Galaxy, i Tile di Life 360, i Chipolo e altri.

Considerando il loro metodo di funzionamento, quando sono lontani dai cellulari dei loro proprietari i tracker bluetooth inviano la posizione ad intervalli irregolari e imprevedibili: in pratica la loro efficacia è affidata unicamente alla densità di cellulari compatibili nei dintorni. Ecco perché se il tracker si muove durante il giorno in strade cittadine trafficate, gli aggiornamenti della posizione sono frequenti. Mentre se si muove nelle stesse strade in piena notte, gli aggiornamenti diventano rari e intervallati da lunghe pause. Per non parlare di zone rurali isolate o autostrade semideserte, dove gli aggiornamenti di solito non avvengono affatto. 


La novità è che Google, in un'insolita collaborazione con il diretto concorrente Apple, ha introdotto la funzione automatica 'Avvisi tracker sconosciuti' di serie in tutti i sistemi operativi Android.


Annunciata nel corso del Google I/O 2023 e introdotta gradualmente fra il 2024 e il 2025 con gli aggiornamenti di sistema, la nuova funzione si trova nel menù 'Impostazioni di Android' > 'Sicurezza ed emergenza'. Qualcosa di simile c'è anche negli iPhone (vedi 'notifiche e monitoraggio' della App Dov'è) e nella app Smart Things Find dei cellulari Samsung Galaxy.



La nuova funzione è costantemente attiva e genera la notifica automatica "Un tracker si muove con te" se un tracker bluetooth, lontano dal cellulare del suo proprietario, permane relativamente a lungo nelle vicinanze di un cellulare di terzi. Questo consente di mitigare le vulnerabilità anti-privacy dei tracker bluetooth, ma nel contempo impone la dipendenza dagli alert software per rilevare le minacce e il fatto che la vittima deve essere proattiva e informata su rischi e contromisure.

Secondo una ricerca fatta nel 2025 dal CISPA Hemholtz Center europeo, molti utenti semplicemente ignorano e cancellano la notifica di allarme che appare sul loro cellulare. Probabilmente perché non sanno a cosa si riferisce.

Abbiamo testato la funzione con un AirTag di Apple: l'alert è apparso automaticamente dopo 10 ore di spostamenti in compagnia del tracker. Mentre con un Tag Chipolo per Android, l'alert è apparso dopo la terza scansione avviata manualmente nel corso della giornata. Quindi sostanzialmente funziona. Ma con un ritardo che potrebbe creare una "finestra di opportunità" significativa per i malintenzionati, permettendo di acquisire dati sufficienti per pianificare le azioni prima che la vittima scopra il tracciamento.

In Italia si stimano 35 milioni di cellulari Android in circolazione. Con l'introduzione di questo nuovo alert in tutti i cellulari Android, l'uso nascosto dei tracker bluetooth per monitorare gli spostamenti diventerà senz'altro più difficile e rischioso.


A poco può servire disattivare la funzione nel cellulare della persona monitorata:
 resta la possibilità che la persona si muova in compagnia di altri possessori di cellulari Android o Apple, che dopo un po' verrebbero avvisati.

La funzione può rilevare anche i normali localizzatori GPS? No. I normali localizzatori non hanno il bluetooth, non dipendono dalla densità di cellulari compatibili nelle immediate vicinanze e hanno un'affidabilità operativa imparagonabile ai tracker bluetooth.

E' vero che alcuni tracker bluetooth non vengono rilevati dalla funzione? Si. Alcuni vecchi tracker non vengono rilevati. Oppure vengono rilevati solo attivando manualmente la ricerca con il pulsante 'cerca ora'. Quasi tutte le case produttrici hanno infatti uniformato i firmware dei loro tracker negli ultimi due anni. Risultano invece poco efficaci le modifiche del firmware del chip nRF del tracker, per disattivare o limitare gli avvisi sui tracker sconosciuti da parte delle app.

I bonificatori per microspie sono efficaci contro i tracker bluetooth? Poco. Per far durare a lungo la pila, i tracker bluetooth lontani dai cellulari dei loro proprietari effettuano delle trasmissioni rarefatte e di pochi millisecondi (individuabili con strumenti di alto livello, scansioni attente e conoscenze specifiche). Dotarsi del classico rilevatore di microspie low cost per inesperti serve solo a generare una falsa tranquillità.

Come difendersi dai tracker bluetooth? In molti casi è efficace la funzione vista sopra, presente in tutti i cellulari Android e Apple. Tutto diventa più efficace se l'utente effettua anche qualche scansione manuale premendo il pulsante "Cerca ora". Per rinforzare la difesa, in Android si può aggiungere la app AirGuard. A volte sembra che queste app non funzionino perché non rilevano i propri tracker, oppure non segnalano nulla nell'immediato: ma sono pensate per rilevare i tracker di terzi lontani dai loro proprietari e segnalarli dopo qualche ora di spostamenti in compagnia del tracker, per non generare falsi allarmi e segnalazioni insistenti.



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