LONDRA - Era il 1865 quando una donna comparve per la prima volta in un romanzo nei panni - nelle gonne, precisamente - di un detective. "The female detective", scritto da tal Andrew Forrester junior, apriva al gentil sesso le serrate, maschili stanze del poliziesco. Forse non ignorava lo scrittore che la professione investigativa al femminile aveva delle ascendenze storico letterarie illustri, e lontanissime: la prima signora 007 che la storia ricordi è in un libro importante, nel Libro della Bibbia. All'anagrafe, Jezebel, moglie di Ahab, figlio e successore del re Omrei, fondatore della capitale di Israele, Samaria. Anno, 875 prima di Cristo. O forse sì, li ignorava quei natali il narratore ottocentesco. Fatto sta che fu lui a sfidare temerario convenzioni sociali e letterarie, mettendo i tacchi al poliziotto. E fu intuitivo, visto che vide quello che oggi accade: le donne 007, in tailleur o jeans piuttosto che in gonnella, sono sempre di più. E lo sono fuori dai libri.
A contare la crescente popolazione degli Sherlock Holmes col rossetto, l'autorevole "Association of British Investigator": l'ABI, nata nel 1913 dal detective fondatore di Scotland Yard Henry Smale, ha 460 iscritti dei quali il 10% sono donne. Ma gli investigatori privati di Sua Maestà diventeranno, previsioni con lente alla mano, sempre più femminili: nei corsi formativi le iscrizioni delle signore sono in aumento di circa il 40%. La ragione?
Non certo il successo della versione filmica del serial tv anni Settanta Charlie's Angel. Ma quel successo di gradimento ai botteghini, evidentemente, qualcosa dice. Per esempio, che le donne non sono sexy solo quando si scoprono, ma anche quando scoprono. "L'occhio femminile è di gran lunga migliore di quello dei colleghi maschi", conferma Peter Heims, rappresentante dell'Associazione degli 007 britannici. "Le donne osservano di più, costruiscono e ricostruiscono con la forza dei dettagli". Il noto e persino banale intuito femminile, per l'appunto. Ma anche un più complesso valore di marketing che l'Intelligence britannica attribuisce alla capacità delle donne di relazionarsi col mondo. "La capacità che le donne hanno di stare con gli altri - soppesa Heims - ha per noi un valore molto importante visto che, alla fine, dagli altri bisogna raccogliere informazioni".
L'annosa, fastidiosa colpa imputata alle donne per secoli, quella di chiacchierare spesso e volentieri, ha dunque un valore di mercato. Almeno per gli esperti del settore che indicano anche altre qualità vincenti per questa professione: sicuramente un'ottima conoscenza dei Codici penale e civile. Ma soprattutto, "senso comune, mente logica e una disposizione non pregiudiziale". Alla City and Guild, una delle scuole che offre corsi per aspiranti investigatori privati, tra le più note nel Regno Unito, si fanno esercizi di autodifesa e palestra cui naturalmente anche le donne partecipano. "Ma non serve tanto la forza muscolare in questo mestiere - dice uno degli insegnanti - quanto quella della testa. Da certe situazioni pericolose si può uscire solo usando agilità mentale e calma".
Ma chi sono le donne che intraprendono questa carriera? Alcune, raccontano, ci sono finite per caso, non potendo permettersi economicamente un investigatore che seguisse il proprio compagno in odor di illeciti sentimentali. Altre la scelgono con intenzione, spesso per un'attività part time. Mezza giornata in un comune ufficio o persino tra i fornelli, l'altra metà con cimici satellitari nascosti nel reggiseno. Che, a onor del vero, sono solo uno dei più banali escamotage del poliziesco ai tempi del Web. Per saper quali sono le mirabilia del settore, l'attrezzatura di James Bond è ormai un po' anacronistrica. Gurdare per scoprire dietro le vetrine di uno dei supermarket più in voga da qualche tempo, Spymaster: telephone lineguard digitale, un telefono tutt'orecchi che ascolta, se la signora è distratta in chiacchiere, se qualcuno la spia.
(17 novembre 2000)
Documento divulgativo pubblicato nel sito Electronet microelettronica, Modena Italy