Il suggerimento degli strumenti audio-video indossati è pervenuto al grande pubblico grazie a noti programmi televisivi come Le Iene,
Mi manda Raitre, Striscia la Notizia, ecc. che fanno uso proprio di microcamere
e micro-videoregistratori occultati sotto gli indumenti o in oggetti personali al seguito.
Attenzione però! I programmi televisivi hanno costante e
diretto supporto legale ed agiscono quasi sempre in conformità alle leggi vigenti. Nessuna legge vieta nello
specifico di effettuare riprese nascoste se il sistema è detenuto da soggetto
informato e consenziente (non è intercettazione abusiva).
Molto diverso è invece il fronte connesso alla
privacy dei soggetti ripresi, alla conservazione dei filmati e al loro fine di utilizzo.
La pubblicazione del materiale filmato ad esempio è una fase complessa dal punto di vista legale, un equilibrio fra libertà di stampa e diritto
alla riservatezza. L'oscuramento elettronico dei volti delle persone
e l'alterazione vocale dovrebbero sempre intervenire qualora le riprese
nascoste non vengano notificate ai soggetti interessati prima della messa in
onda; gli interessati devono infatti essere messi in condizione di poter esprimere formale diniego alla
pubblicazione ovvero consenso anche in forma tacita. Ecco
che, come avviene in classico stile "Le Iene", le riprese nascoste sui
vizi privati degli italiani vengono mandate in onda con volti oscurati; lo stile "Striscia la Notizia"
invece prevede riprese
nascoste con volti spesso non oscurati ma con comparsa di inviato speciale e di
telecamera ufficiale a truffa compiuta. Questo in molti casi dovrebbe essere
sufficiente per le trasmissioni televisive, anche grazie ad una sorta di
benestare connesso al diritto di cronaca.
Ma, per il privato cittadino impegnato in investigazioni difensive e in raccolta
di prove "fai da te", le problematiche possono essere più ampie
e articolate: è sempre opportuno consultare un legale
prima di mettersi ad armeggiare con microcamere bottone, videoregistratori
miniaturizzati et similia. Anche se tali filmati dovessero essere portati in giudizio come "elemento
di
formazione della prova", non è per nulla garantito che un
giudice li tenga in debita considerazione. Un legale ci ha riferito che,
secondo il suo punto di vista, in linea di principio è meglio evitare di
produrre prove basate principalmente o unicamente su riprese nascoste, anche se
sono avvenute in circostanze legittime e sono ampiamente esaustive.
Si succedono con frequenza sempre maggiore i casi di impiego di microcamere
indossate per documentare casi di mobbing. Situazioni sconcertanti,
talvolta protratte per anni. Puntualmente le vittime di queste situazioni si
sentono ripetere che senza prove o testimonianze non è neppure possibile
aprire una pratica. Ai limiti
dell'assurdo, ma a quanto sembra assolutamente reali, sono stati i casi di
datori di lavoro che avevano addirittura l'abitudine di
prendere a sberle alcuni dipendenti (si, avete letto bene, li
menavano!). Molto complessi da provare sono i casi di "mobbing
psicologico", che devono indispensabilmente essere supervisionati
passo-passo da un buon
legale. Gli ambienti di lavoro sembrano essere assai gettonati anche per
quanto concerne il classico ricatto sessuale, l'imposizione
di attività illegali di vario tipo, ecc.
Innovativo ma rischioso è l'hobby di alcuni
ragazzi che vivono in grandi centri del nord: armati di microcamera e
microvideoregistratore girano semplicemente alla ricerca di situazioni "speciali" di
qualsiasi tipo. Parchi, stazioni, metropolitane, quartieri degradati e strade di
periferia, dietro
ogni angolo potrebbe esserci qualcosa di interessante da riprendere
rigorosamente di nascosto, perchè nella maggioranza dei casi una
telecamera visibile potrebbe comportare rischi e comunque non dare risultati
utili. Eventi connessi all'illegalità e alla microcriminalità, al degrado
urbano, agli emarginati, alle inefficienze della cosa pubblica, alla mancanza di
sicurezza nei cantieri, caporalato, prostituzione, vandalismi,
manifestazioni di vario tipo.... la lista potrebbe essere lunga. Vengono creati documentari
amatoriali contenenti spaccati di vita esemplificativi, condensati dei mali della società a fini di studio o di riflessione
nell'ambito del sociale e, perchè no, probabilmente anche inseguendo lo scoop importante.
Ma i casi più intollerabili sono legati
alla sanità: che la sanità italiana abbia bisogno di "cure" è più di un sospetto. Che negli
ambienti sanitari giri uno strano virus che si manifesta in
esternazioni di maleducazione, superficialità, arroganza e mancanza di umiltà non è un mistero, basta
entrarci e nel volgere di breve tempo si incontrerà facilmente qualcuno che ti
tratta come un signor niente. E' un lavoro non
facile, non tutti sono così.... questo è ciò che si sente ripetere
meccanicamente a discolpa di queste categorie. Senz'altro vero, ma che
tocchi al privato cittadino documentare abusi, inefficienze, sporcizia, negligenze e
maltrattamenti in un settore estremamente delicato come quello della
sanità è tutt'altro che cosa ovvia. Nell'augurare buona salute a tutti
chiudiamo con una battuta: "dottò, stavolta 33 lo
dice lei perchè è su Candid Camera!".
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