LE PASSWORD
I livelli di performance raggiunti dai sistemi per il recupero delle password
sono ragguardevoli. Un primo salto qualitativo è avvenuto dopo il
2000, quando primarie software house hanno iniziato lo sviluppo di applicativi
sofisticati, affidabili e soprattutto veloci. Precedentemente quasi tutti i
software per il recupero delle password provenivano dal mondo
"hacker". Un secondo impulso è giunto dopo il 2007-2008, quando
i processori di alto livello delle schede grafiche dei PC hanno raggiunto
velocità di calcolo matematico decine di volte superiori ad una buona CPU e
sono state affinate le tecniche per sfruttare tutta questa potenza. L'argomento
password è divenuto di particolare attualità anche stante l'enorme diffusione
delle reti WiFi (o WLan), intrinsecamente molto insicure.
Le password sono
ormai talmente presenti nel mondo informatico che da tempo è sorto il
problema di come custodirle in maniera sicura. Le soluzioni sono molto
diverse, talvolta creative. Per i meno esigenti sono nati
appositi
programmi (es. "GATOR") che le raccolgono in blocco. Altri scelgono di
usare sempre la stessa password in qualsiasi caso:
questa soluzione è da evitare e i motivi sono evidenti. Altra soluzione
diffusa quanto rischiosa è quella di raccoglierle nel telefonino, magari mascherate in
qualche modo o criptate con appositi applicativi per cellulari Symbian. C'è
chi le archivia in piccole memorie di ultima generazione (es. microSD
card o chiavette USB) usando files criptati o dischi virtuali criptati. Altri ancora sfruttano
oggetti che in realtà sono nati per scopi diversi, e per questo possono
essere insospettabili o quasi; nonostante la grande diffusione ad esempio di
macchine fotografiche digitali, registratori e microregistratori digitali, ecc.
non tutti hanno presente tali oggetti possono consentire anche l'archiviazione
di normali files (es. un file criptato contenente le password, un documento di
Word, il setup di un programma, ecc.) e
continuare a funzionare regolarmente.
Chi viaggia molto talvolta ha le "idee" più originali: si
possono memorizzare file criptati
contenenti documenti e password non nel proprio PC o in altri oggetti al
seguito, bensì in un server di posta elettronica pubblico (magari salvato come
allegato ad una bozza di email che non verrà mai spedita in una casella di
posta elettronica del tutto anonima). Altre persone spesso in
viaggio scelgono di depositare documenti e/o password sotto forma di files
criptati in spazi Web, scaricandoli tramite FTP solo quando
necessitano. Recentemente abbiamo appreso di una tecnica che potrebbe far
invidia ai migliori 007 professionisti: le password criptate erano introdotte in
una comunissima foto .JPG usata come sfondo nel telefonino (steganografia).
All'apparenza quindi nulla di più di una comune e insospettabile foto nel
telefonino. Quando servivano le password bastava connettere il telefonino al PC
portatile via bluetooth e il gioco era fatto. In un altro caso, dopo aver già subito
episodi di spionaggio industriale, qualcuno spesso in viaggio ha preso la "sana" abitudine di
conservare documenti, dati e password criptati in una micro SD card
appositamente protetta e cucita nella cintura dei pantaloni. Spazio dunque alle
necessità, ma anche alla fantasia!
I comuni fronti di attacco delle password sono essenzialmente quattro:
1) Se l'algoritmo di criptazione della password è conosciuto: il programma di recupero si limiterà a decifrarla in pochi istanti (decodifica con visualizzazione in chiaro). L'esempio tipico sono le numerose password relative al sistema operativo Windows, le quali normalmente vengono visualizzate con sequenze di asterischi. Esistono decine di programmi utili allo scopo, quasi tutti eseguibili in maniera semplice e rapida e facilmente reperibili.
2) L'algoritmo di criptazione della password non è conosciuto: taluni software di recupero lanciano una procedura detta "dictionary attack"; in pratica vengono provate decine di migliaia di combinazioni attingendo parola per parola da un enorme file database contenente un dizionario, cioè contenente buona parte dei termini conosciuti in una o più lingue. Questo tipo di attacco è in genere relativamente rapido (anche pochi minuti o qualche ora) ma è completamente inutile nel caso di password articolate con sequenze alfanumeriche pseudocasuali. Chi utilizza password come "sole" "bottiglia" "orange" è ad altissimo rischio. Chi utilizza invece password come "xC23u*4bkh_D36o" (senz'altro poco memorizzabili ma efficaci!) non consentirà a questo tipo di routine di avere alcuna possibilità di successo.
3) La chiave di criptazione della password non è conosciuta:
molti dei software di cui al punto due includono anche una routine detta "brute force attack"; vengono cioè
esaminate passo-passo miliardi di combinazioni possibili. La
velocità di elaborazione dipende dalla qualità del programma
utilizzato, dal tipo di file protetto dalla password, dalla velocità del
processore impiegato e, ovviamente, dalla lunghezza della password. Questo tipo di attacco ha
quasi sempre successo per password di qualsiasi tipo fino a 5/6 caratteri,
ma richiede una quantità di tempo esponenzialmente superiore. Ipotizziamo ad esempio
una procedura "brute force" applicata ad una password
completamente sconosciuta di WINZIP con un programma di tipo professionale e
l'utilizzo di una CPU Pentium 2Ghz: se la password è
composta da una sequenza di soli quattro caratteri/numeri verrà trovata in
pochi secondi, qualunque carattere essa contenga, mentre una password di sei caratteri
(n.b. appena 2 caratteri in
più) richiederà una giornata di elaborazione
continua. Decisamente peggio per 7 caratteri: un solo carattere in più può
dilatare i tempi fino a un paio di mesi di elaborazione continua. In questo caso infatti le combinazioni possibili salgono
fino a 7e+13 (miliardi di miliardi di possibili combinazioni).
Proseguendo nell'esempio, una password completamente sconosciuta
di 63 caratteri attaccata con questo sistema richiederebbe
nella migliore delle ipotesi 10 anni di elaborazioni sfruttando reti di computer
particolarmente potenti (per un solo PC parliamo di migliaia di anni di lavoro).
4) Phishing, ovvero quell'insieme di strategie e trucchi per indurre un
utente a rilasciare username e password,
soprattutto in riferimento ai servizi di remote banking. Per approfondire cliccare
qui.
5) Il software che richiede la password può (limitatamente ad alcuni casi)
essere disassemblato da hackers e crackers allo scopo di by-passare la
richiesta. Ovviamente non è cosa alla portata di tutti e non è un principio
valido per qualsiasi applicativo.
Ovviamente, come spesso
succede per questo genere di argomenti, gli stessi strumenti che aiutano i veri smemorati
delle password possono anche essere utilizzati per agire all'insaputa
di qualcuno. La responsabilità
dell'impiego corretto resta come al solito in capo all'utilizzatore.
CAUTELE
|
1) Le passwords legate al sistema operativo windows offrono un livello di sicurezza
minimo. A poco può
servire anche abbondare con caratteri o numeri (punto 1 sopra) perchè spesso
sono noti gli algoritmi di criptazione.
Evitare di affidare a Windows
qualsiasi password. Sempre meglio digitarla ogni volta che serve, con le funzioni di "memorizzazione automatica" disabilitate. L'algoritmo inizialmente
utilizzato dai programmatori Microsoft per proteggere il file .pwl contenente le
password era l'RC4, considerato piuttosto scadente già all'origine. Successivamente, non
si sa se per errori di programmazione o cosa, sembra che tale
algoritmo sia stato ulteriormente indebolito.
3) Variare periodicamente le password, soprattutto quelle depositate presso il provider Internet (siti web, posta elettronica, ecc.) e quelle delle reti WLan. 4) Non utilizzare la stessa password per proteggere più accessi o files
diversi. E' un espediente estremamente diffuso che aiuta la memoria, ma non la
sicurezza. Al limite utilizzare sempre la stessa desinenza (es. i primi 5-6
caratteri uguali) e variare solo gli ultimi tre-quattro. |
| 1 - Password totalmente insicura: admin Rischio altissimo. |
| 2 - Password molto insicura: stampa Rischio alto. |
| 3 - Password poco sicura: art12098 Rischio medio. |
| 4 - Password abbastanza sicura: 1k5w619 Rischio basso. |
| 5 - Password molto sicura: LqA_9u6A*hADzNc Rischio molto basso. |
|
6 - Password 63 caratteri (è considerata a
livello accademico la password matematicamente inattaccabile per eccellenza, ma
evidentemente assai poco pratica e non accettata dalla maggior parte degli
applicativi): |
A titolo di esempio notare che la terza e la quarta password presentano la stessa lunghezza ma livelli di sicurezza diversi: ciò è dovuto alla presenza della parola "art" nella terza password, quindi è potenzialmente più vulnerabile.
Electronet.
Documento divulgativo pubblicato nel sito Electronet microelettronica, Modena Italy
What the world says about
password and per
The Fastest
FTPS and FTPS
on the planet
Go FTP FREE
Client