RETI WLAN E SICUREZZA
WLan: senza fili è meglio?
Le WLan (Wireless Local Area Networks) sono reti locali di PC caratterizzate dalle medesime
funzionalità delle reti tradizionali cablate: in maniera semplice e rapida
è quindi possibile condividere
risorse e connessioni ad Internet, trasferire o condividere files, utilizzare
stampanti e fax centralizzati, applicativi residenti su
server o su altri PC, ecc. Il tutto senza vincoli di posizionamento entro l'area
di copertura radio, quindi con libertà di spostare PC, di connettere notebook o
netbook, ecc. L'assenza dei cavi di rete significa non solo praticità,
immediatezza e libertà di collocazioni, ma anche forti risparmi sulle
cablature.
Esistono due tipologie di trasmissioni radio WLan che si differenziano per la modalità di generazione
del segnale radio: la Frequency Hopping
Spread Spectrum (F.H.S.S.) e la Direct Sequence Spread Spectrum
(D.S.S.S.). Ciascuna tipologia ha vantaggi e svantaggi, in funzione
delle condizioni in cui è chiamata ad operare. Nel caso di una trasmissione FHSS, la
tipica componente pseudocasuale è utilizzata
per la modulazione del segnale su frequenze diverse (frequency hopping): ad un ricevitore non compatibile FHSS il segnale appare come una sequenza di impulsi di
rumore su diverse frequenze. Per quanto riguarda l’immunità
al rumore radioelettrico la tecnica FHSS non presenta problemi di numero di postazioni di rete in
quanto, istante per istante, una device WLan può utilizzare automaticamente frequenze radio diverse da
quelle utilizzate da altre periferiche WLan vicine.
La tecnica DSSS invece prevede l'utilizzo della stessa frequenza,
ma utilizza per la trasmissione di ciascun bit una sequenza di bit minori detti
"chip". Il vantaggio principale della DSSS
consiste in minori tempi di aggancio tra trasmettitore e ricevitore (non c'è alcun
"frequency hopping" sistematico e non sono quindi presenti le fasi di
latenza e di commutazione conseguenti) quindi almeno in teoria una maggiore velocità
di trasferimento dei dati.
Per contro la DSSS è ovviamente più sensibile ai disturbi radioelettrici
generati da altre trasmissioni nella medesima gamma radio.
Diversi enti si sono occupati di WLan: fra i principali va citato l'E.T.S.I. (European Telecommunications Standards Institute)
che, mediante un comitato interno denominato RES, già dal lontano 1997 ha sviluppato
svariate specifiche tra le quali la fondamentale ETS 300 328 relativa alle
trasmissioni 2,4
GHz con tecnica Spread Spectrum.
Lo standard globale è l'IEEE
(Institute of Electrical and Electronic Engineers) 802.11, che specifica i due protocolli più importanti: il protocollo detto di "livello fisico" e il protocollo
MAC (Medium Access Control).
Per il
livello fisico (che in pratica è la tratta della trasmissione via radio) sono previste
appunto le due opzioni DSSS e FHSS viste sopra. Il
MAC invece è stato definito con l’intento di ottenere uno standard d’accesso
multipoint semplice ed efficace per periferiche wireless. Le comunicazioni radio
WLan vengono gestite da un ulteriore automatismo detto CSMA/CA (Carrier Sensing
Multiple Access/Collision Avoidance), che si pone l’obiettivo di ottimizzare
le trasmissioni di dati mediante l'uso di stinghe dette RTS (Request
To Send), CTS (Clear To Send), e di ACK (Acknowledge) in questa esatta sequenza
(in pratica qualcosa di non troppo diverso dalle vecchie care comunicazioni seriali
RS232 e similari, a dimostrazione che
anche nell'informatica le buone idee durano a lungo!). Quando una sezione radio vuole
comunicare invia una richiesta RTS contenente
l’indirizzo del destinatario e la lunghezza del pacchetto di
dati da trasmettere. Se il
ricevitore ricercato è nelle condizioni di poter ricevere (stand-by), invia a sua volta una trama
CTS contenente l’eco dell’RTS appena ricevuta e si pone in attesa di
ricevere i dati (riservando quindi la sezione radioricevente esclusivamente a quel trasmettitore e
divenendo sordo ad eventuali altre richieste). Il
trasmettitore, una volta ricevuto l'OK (CTS), invia il pacchetto di dati e il ricevitore
conferma la ricezione mediante l'inoltro di una stringa di ACK. Se nessun CTS viene ricevuto dopo un intervallo
di tempo predefinito detto "back-off", il trasmettitore ipotizza che sia avvenuta una "collisione"
o un evento che ha impedito la connessione radio e
tenta nuovamente l'invio del pacchetto di dati.
Ovviamente la trasmissione di lunghe sequenze di dati viene sempre
suddivisa in pacchetti di piccole dimensioni trasmessi ciclicamente come visto
sopra, quindi esistono "finestre" di tempo cicliche durante le quali i
terminali si rendono disponibili per altri terminali della rete o per altri tipi
di flusso dati. A titolo di esempio, archiviare un file di 1Gb nel server tramite una connessione senza fili non significa
che i due terminali direttamente coinvolti devono restare "isolati" per tutto il lasso di tempo richiesto dall'invio del
file (senza poter fare altro).
L'unica limitazione avvertibile è legata alla velocità ridotta (suddivisione della banda passante
complessiva). Quindi esiste una sorta di
"vigile elettronico" in ogni periferica che si incarica di gestire e
instradare il traffico radio con provenienze e destinazioni multiple o comunque
sequenze di pacchetti relative a diversi flussi di dati.
E la
sicurezza?
Negli ultimi anni si è avuto un incremento
esponenziale delle connessioni WLan sia in ambito domestico che lavorativo.
Basta una passeggiata con un palmare dotato di apposito software per rilevarne decine
in pochi metri. Molto spesso si sottovalutano (o si ignorano del tutto) i rischi connessi alla
scarsa sicurezza
di queste reti. Le reti informatiche non sono sicuramente il nostro mestiere, ma effettuando bonifiche elettroniche ed avendo quindi
frequente accesso a realtà sia domestiche che lavorative notiamo che spesso si ignora quanto
violare una WLan possa essere
semplice e, fatto ancor più grave,
alla portata anche di pseudo-hackers o vicini di casa smanettoni. Mediamente in un caso su tre non viene neppure impostata una password di
protezione o viene lasciata la password di default del produttore/distrubutore
degli apparati! Ma anche nel caso il cui la password sia impostata,
raramente vengono rispettati i criteri ottimali per generarla (vedere oltre).
Attualmente la quasi totalità delle reti WLan è protetta mediante gli standard
WEP, TKIP, WPA-PSK e
WPA2-AES. Il WEP (Wired Equivalent Privacy) è uno standard basato sull'algoritmo di cifratura dei dati RC4, il quale ha il vantaggio di essere molto veloce ma
assai vulnerabile: nella particolare implementazione utilizzata, infatti, sono stati riscontrati
difetti gravissimi e grossolani che permettono di ricavare la password di
accesso partendo da dati ottenuti
da una veloce analisi del traffico criptato. Visto il disastro del protocollo WEP, il
working group di ingegneri dell'IEEE 802.11 si è rimesso urgentemente al lavoro
nel 2004 creando un protocollo intermedio e temporaneo definito TKIP (Temporal
Key Integrity Protocol). Il TKIP non sostituisce completamente WEP bensì lo
integra per migliorare gli elementi con maggiore vulnerabilità. Successivamente arriva il WPA-PSK (Wi-Fi Protected Access / Pre Shared Keys), un protocollo
basato su nuovi principi e creato per risolvere il problema scaturito dal fallimento
globale del WEP: utilizza chiavi di criptazione dinamiche a 128 bit e combina la chiave in uso con un vettore di inizializzazione (IVS). Le chiavi variano dinamicamente e la stessa non compare mai due volte consecutive.
Ma anche per WPA-PSK ben presto arrivano software e informazioni per craccarlo con una facilità che sa quasi di
passatempo domenicale (se non si usano password adeguate come spessissimo
succede).
E arriviamo al protocollo WPA2-AES, evoluzione dei protocolli precedenti:
sicuramente il più robusto dei sistemi citati ma anch'esso tutt'altro che
invulnerabile se non si usano password adeguate.
Negli ultimi tempi (aggiornamento 2010) sono stati sviluppati software per
attacchi finalizzati nello specifico al WPA2-AES: sfruttano l'enorme potenza di
calcolo dei processori delle schede grafiche (le schede video di ultima
generazione e di alto livello), capaci di effettuare calcoli con
una velocità decine di volte superiore rispetto ad una buona CPU.
Ovviamente in Internet sono già disponibili software specifici, demo, forum e
spiegazioni passo-passo con tanto di video dettagliati, sebbene al momento tutto
ciò non sembri alla portata di hackers della domenica (ma è realistico
supporre che lo diverrà in breve tempo visti i trascorsi!).
Chi riesce ad accedere ad una rete wireless nella stragrande maggioranza dei casi lo fa solo per divertirsi un
po' oppure per sfruttare la connessione ad Internet in modo più o meno lecito (lasciando
comunque sempre l'IP di una connessione di terzi come traccia!). Ma è
ragionevole supporre che, se si rende possibile l'accesso alla rete in tempi brevi,
l'intera cultura della sicurezza di quella rete sia carente (non solo apparati
come l'Access
Point, il Router, ecc. per intenderci ma anche ad es. disponibilità di
cartelle e risorse liberamente condivise senza ricorso a password interne,
nessuna
criptazione dei documenti più delicati, nessuna particolare gestione dei
criteri di sicurezza offerti in particolare dai sistemi operativi Vista e Seven,
ecc.). Quindi, una volta guadagnato l'accesso, molto dipende dalla funzione e
dalla configurazione dell'apparato che ha consentito l'intrusione: ma in molti
casi questi apparati svolgono anche una funzione di base sostanzialmente
similare ad un "HUB", quindi è possibile iniziare la ricerca degli IP del server
(se presente) o dei PC client
connessi e tentare così di accedere a documenti, files, posta elettronica, fax,
installare software spia, packet inspection, ecc.
Facile immaginare le conseguenze, soprattutto se l'intrusione non è casuale bensì
finalizzata e se gli accorgimenti sulla sicurezza interna della rete sono
carenti.
Cenni
su come
difendersi.
1) A ognuno il suo mestiere: non improvvisarsi esperti di reti informatiche,
evitare gli amici smanettoni (soprattutto se vicini di casa a portata radio con
il sistema, non di rado fanno più danni loro di uno Tsunami!) e non
affidarsi ai forum online, dove tutti dicono tutto e il contrario di tutto e
dove i punti di vista diametralmente opposti si sprecano (ma di
veri esperti sembrano essercene assai pochi): è necessario far intervenire veri specialisti di
reti informatiche, di norma reperibili tramite i
centri di assistenza informatica più qualificati della vostra zona.
2) UTILIZZARE PASSWORD ADEGUATE (ottimali,
anche se ovviamente scomode, sono le password di almeno 15-16 caratteri, evitando
tassativamente termini presenti nei dizionari delle lingue più importanti e mischiando sempre lettere
maiuscole/minuscole,
numeri e caratteri speciali consentiti). Variare le password ogni 15-30 giorni può
essere un ulteriore ostacolo per malintenzionati particolarmente
"interessati" ad una certa rete.
3) Non limitarsi ad elevare il livello di sicurezza verso l'esterno bensì curare anche i vari livelli di sicurezza interni alla rete. Parliamo ad es. di attenta verifica delle funzionalità del/dei firewall (in particolare le famigerate porte 135 e 445), ricorso a password di accesso per le cartelle condivise, ricorso a dischi virtuali criptati per i dati più sensibili, antivirus sempre aggiornati e di qualità, aggiornamento costante dei sistemi operativi tramite Windows Update, software limitati al minimo indispensabile, aggiornati e in licenza d'uso, formazione del personale sui rischi informatici e sul corretto uso dei PC aziendali, ecc.
4) Se avete apparati basati sullo standard WEP
l'unica soluzione seria è il cestino. ATTENZIONE: questo standard è ancora
presente sul mercato, particolarmente in prodotti low-cost con marca di tipo
"ristorante cinese" (es. reperibili in abbondanza su Ebay) ma anche in
prodotti di marche note qualora si tratti di fondi di magazzino con prezzo
irresistibile per i cacciatori del massimo risparmio prima di tutto.
5) Se avete apparati TKIP WPA-PSK e non avete
segreti industriali da proteggere è ancora possibile ottenere un discreto
livello di sicurezza utilizzando password particolarmente robuste
(vedere sopra), fermo restando che ci sono apparati Wi-Fi che non accettano
password oltre i 10 caratteri e questi andrebbero evitati. Questo standard di
sicurezza è ancora ampiamente diffuso sul mercato, particolarmente in prodotti low-cost.
Ad es. il noto software "Airxxxxx-xx" (omettiamo i dettagli ma alcuni
avranno comunque capito di cosa parliamo) può essere usato anche da novizi
dell'informatica ed è nella sostanza un micidiale "passe-partout"
anche per questo standard qualora non si utilizzino password adeguate.
6) Qualsiasi attacco di questo tipo avviene sempre entro il raggio di copertura radio della rete. A questo proposito non dobbiamo considerare la portata media dichiarata dai produttori (20-30 metri fra muri), bensì la portata ottenibile dotando la sezione radio del sistema di attacco di apposita antenna direttiva 2.4Ghz ad alto guadagno: in questo caso la distanza entro la quale un potenziale intruso potrebbe trovarsi può variare da 50 a 200 metri circa, ma può essere anche nettamente superiore se non vi sono ostacoli frapposti fra l'abitazione e la postazione di attacco (portata ottica). Avere un'idea indicativa della portata media della propria rete può essere utile in funzione della zona in cui è installata e del tipo di abitazione (casa isolata, villetta, condominio, ecc.) Allo scopo basta un PC portatile dotato di scheda di rete wireless con il quale allontanarsi gradualmente girando attorno al perimetro dell'abitazione: se il segnale sparisce entro una decina di metri dall'abitazione, anche un potenziale cracker ben dotato di tecnologie radio non potrà agire da distanze elevate. Se però ravvisiamo una copertura che si estende ad es. di 50-70 metri nei dintorni dell'abitazione (cosa tutt'altro che rara soprattutto quando si tratta di appartamenti oltre il terzo-quarto piano e considerato che si tende a regolare la potenza degli apparati al massimo convinti di fare una buona scelta) dobbiamo elevare il livello di attenzione. Se consentito dall'apparato occorre ridurre la potenza (spesso i PC sono molto vicini quindi il 50% va più che bene salvo zone dove lo spettro radio 2.4Ghz è fortemente saturo). N.B. alcuni AccessPoint in particolare non consentono di regolare la potenza radio: in questo caso basta coprire le antenne con una qualsiasi scatoletta cilindrica metallica (vanno benissimo anche quelle per uso alimentare) e si ottiene un abbattimento del segnale irradiato nell'ordine di svariati dBm. Non è vero che questo trucco "fonde" l'apparato o "concentra" le onde radio con pericoli per la salute (solo esempi delle tantissime cose che si leggono nei forum): non stiamo parlando di un forno a microonde! :) Si tratta comunque di potenze radio molto ridotte e di trasmissioni discontinue generate da finali di potenza spesso di buona qualità e ampiamente sovradimensionati.
7) Spegnere l'AccessPoint quando non serve: alcuni apparati consentono di fissare fascie orarie durante le quali l'accesso non è consentito. In altri casi si può semplicemente usare una presa 220V. con temporizzatore programmabile (soluzione brutale e sconsigliata, ma sempre meglio che lasciare l'AccessPoint acceso e reperibile anche di notte o nei fine settimana, soprattutto per le aziende).
8) Filtrare i MAC Address. Quasi tutti gli apparati consentono di impostare una "white list" con i MAC address abilitati all'accesso, un accorgimento che certamente non offre un grado di protezione elevato (può essere aggirata ad es. con la tecnica di clonazione dei MAC), tuttavia un ulteriore ostacolo per i malintenzionati. SSID: se consentito provare a disabilitare la funzione di "broadcast" dell'SSID (nominativo della rete trasmesso in chiaro) o quantomeno provare a sostituire quello di default con un nominativo particolarmente anonimo (comunque trasmettere continuamente nell'etere SSID del tipo "Rete Mara&Gianni", "Franco Rossi", "tabaccheria1", "farmacia", ecc. non è un'idea furbissima, soprattutto se qualcuno conosce Mara, Franco, ecc. ed è interessato proprio a quella rete. Ma basta girare 5 minuti con un banale scanner WiFi per vederne parecchi!).
9) Se possibile settare tutti gli IP della rete in modo statico, iniziando proprio con la modifica dell'IP di default dell'AccessPoint e disabilitando il servizio DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol). E' preferibile usare indirizzi IP privati di classe "A" (es. 10.215.228.xxx con netmask 255.0.0.0 - 16,7 milioni di possibili indirizzi) per ritardare la ricerca degli IP dei client in rete. Dopo aver assegnato staticamente tutti gli IP resta un'ultima nota per il servizio NetBios (storicamente uno dei principali talloni di Achille per la sicurezza delle architetture Microsoft, un servizio a volte necessario, ma non sempre). Un tentativo di disabilitazione del NetBios si può sempre fare valutandolo caso per caso (accedere alle proprietà della scheda di rete sezione TCP/IP(v4) > WINS). A seguito di quanto sopra sicuramente peggiorano la praticità e la fruibilità generale della rete (ad es. cercare una cartella condivisa in rete può diventare un serio problema se non si conosce l'IP del client che la condivide) ma lo scopo generale è sostanzialmente proprio quello di provare ad individuare il giusto equilibrio fra praticità e sicurezza allo scopo di non rendere la nostra rete un comodo porto di mare per chiunque dovesse accedere.
Alternative.
Restando nei limiti di soluzioni non
particolarmente costose e implementabili con relativa facilità, non ci sono
particolari alternative in ambito wireless: l'unica che può essere citata
è la WPan Bluetooth (Wireless Personal Area Network) limitatamente a due PC da
interconnettere o al max. piccole reti domestiche/small-business dove non sia
presente un server per l'archiviazione centralizzata sistematica dei files e
dove l'accesso ad Internet condiviso non sia sfruttato frequentemente e
massicciamente. La PAN Bluetooth è spesso semisconosciuta anche agli addetti ai
lavori, ma la sua implementazione consente
sostanzialmente gli stessi servizi standard di una tradizionale LAN via cavo o di una
WLan (posta una velocità nettamente inferiore di trasferimento dei dati è possibile
condividere stampanti, fax,
connessioni ad Internet ICS, files, cartelle o dischi, trasferire files,
ecc. La banda passante disponibile è ridotta, ma questo all'atto pratico non è un grave limite posto che le
necessità di connessione dei client siano contenute allo scaricamento/invio di
posta ordinaria o all'accesso saltuario a qualche sito non particolarmente
"pesante" (assolutamente esclusi quindi ad es. giochi online,
videoconferenze, lunghi downloads, scansioni in rete, assistenze remote, ecc.),
qualche stampa, ecc. Analogamente la velocità di
trasferimento files è adatta solo a documenti, fogli di calcolo, ecc. di
dimensioni contenute trasmessi saltuariamente (non sistematicamente, cioè non
residenti su server centralizzato).
Perche la WPan Bluetooth in alcuni casi potrebbe essere un'alternativa
(oltretutto un poco più sicura) rispetto ad una
tradizionale rete
WLan?
Anche le trasmissioni Bluetooth non sono certo esenti da problemi di sicurezza,
anzi ci sono bug consistenti soprattutto per quanto concerne i cellulari (es. il
noto BlueBug, il BlueSnarfing, il BlueJacking, ecc.).
Esiste inoltre documentazione (a livello accademico più che pratico) attestante
la violabilità dell'algoritmo di base Bluetooth, meglio noto come SAFER+ (Secure
And Fast Encription Routine). Tuttavia per l'applicazione che proponiamo ci sono
alcuni vantaggi da valutarsi caso per caso:
1) Essendo una soluzione poco diffusa, non ci sono
software e sistemi specifici per attaccare le PAN Bluetooth e la documentazione
in Internet è frammentaria.
2) Le connessioni di rete PAN Bluetooth devono essere avviate ad ogni
accensione del PC o quando servono, non sono automatiche ad ogni start-up
dei client: questa è senz'altro una piccola seccatura, ma consente nel contempo
di limitare e controllare meglio le connessioni.
3) La portata radio standard di una chiavetta Bluetooth USB di classe 2 (2,5mW)
è molto più facilmente controllabile e circoscrivibile ad un
ufficio/abitazione di quanto non possa esserlo quella delle periferiche per reti
WLan (che, in alcuni casi, non consentono neppure di regolare la potenza radio).
4) Anche PAN Bluetooth si presta a configurazioni relativamente più complesse
secondo necessità, classico esempio la creazione di una piccola rete
secondaria normalmente isolata dalla rete principale (ma con possibilità
di connessione alla rete principale all'occorrenza tramite un "bridge di
rete" provvisorio su un PC gateway).
5) La soluzione WPan è più "discreta" alla vista rispetto
alla WLan: nel caso di piccoli uffici ad es. una veloce occhiata da parte di
un ospite "interessato" proprio a questo aspetto porterà in molti
casi a concludere che non esista affatto una rete wireless.
6) Una WPan ha un costo medio 8-10 volte inferiore rispetto ad una WLan:
per contesti o configurazioni dove la rete ha un'importanza marginale, anche questo può essere
interessante.
Alcuni consigli:
1) Non attivare mai servizi Bluetooth inutili nell'esempio di cui
sopra (alcuni peraltro storicamente affetti da problemi di sicurezza) come la
connessione seriale o remota Bluetooth, le funzioni audio, il trasferimento FTP
dei files o i famigerati servizi OBEX, ecc. Attivare solo il servizio PAN.
2) Dopo l'accoppiamento (il noto "Pairing") delle varie periferiche
rendere sempre invisibili i PC disattivando la funzione di visibilità ad altre
periferiche Bluetooth non accoppiate. Questo non rende del tutto invisibili le
periferiche (rilevabili ad esempio facendo una ricerca di MAC in zona) ma è un
ulteriore accorgimento per contenere il rischio (un ulteriore ostacolo da
superare).
3) Attivare sempre la modalità di "connessione protetta"
e, quando richiesto, preferire sempre password o
chiavi il più possibile lunghe create dall'utente (mai usare le chiavi di
default e mai usare le classiche "1234", "11111",
"0000", ecc.).
4) Non usare chiavette dedicate alle connessioni PAN Bluetooth anche per servizi
classici come la connessione con cellulari. Le devices della rete PAN Bluetooth
devono essere "blindate" e riservate in esclusiva solo a questo scopo.
5) Personalizzare sempre l'identificativo Bluetooth di ogni periferica senza
richiami alla sua reale natura: ad es. non usare termini tipo "PC
magazz" che indicano chiaramente di cosa si tratta, bensì ad es.
"03A", "A001SP", ecc. Analogamente nei sistemi operativi
Windows sarebbe utile evitare descrizioni particolarmente "esaurienti"
a livello di Nome Computer, Descrizione Computer, Gruppi di Lavoro, ecc.
6) Spiegare a chiunque utilizzi i PC che deve sempre respingere eventuali
richieste di accesso o di pairing con periferiche non riconoscibili o
autorizzate.
7) Utilizzare lo stesso software di gestione bluetooth (stesso produttore e
stessa release) e la stessa marca/modello di chiavetta in versione 2.0 3Mb/s su
tutti i PC interessati.
8) Se proprio non è possibile rinunciare al raggio di azione esistono
anche le chiavette bluetooth classe 1 (100mW) 2.0 3Mb/s con portata radio
sostanzialmente simile rispetto ai tradizionali apparati per WLan.
Per quanto riguarda l'implementazione vera e propria ci limitiamo
a citare che le reti Bluetooth si appoggiano a drivers molto simili a quelli di
altri tipi di rete (quindi dotati di configurazione TCP/IP, Subnet, Gateway,
condivisioni, ecc.). Per i migliori risultati sono OK i software di gestione
Bluetooth "BlueSoleil" (peraltro compatibili con numerose chiavette
USB Bluetooth e disponibili anche per piattaforme X64) ma vanno discretamente
anche gli applicativi Widcomm. Ultima considerazione sugli IP: questo tipo di
rete funziona solo assegnando manualmente indirizzi IP, subnet e gateway per la
connessione Internet condivisa, quindi senza ricorso al DHCP. Unica vera particolarità degna di nota è il
fatto che l'applicativo Bluesoleil (forse il migliore) richiede indirizzi
IP nel range 192.168.50.xxx. (sono esclusi ad es. gli indirizzi
10.xx.... di classe A).
In sintesi si tratta di un'alternativa degna di nota solo per interconnessioni
fra due PC oppure per piccole reti senza server fra PC vicini (indicativamente
tutti nel raggio di un paio di stanze adiacenti) dove i PC siano completamente
autonomi per la maggior delle loro funzionalità ordinarie e dove le necessità di
interconnessione e sfruttamento delle risorse di rete non siano frequenti e limitate a traffico
"leggero".
Terminiamo qui questo breve viaggio nel mondo della sicurezza WLan e WiFi, senza ovviamente pretese di esaustività, di approfondimenti tecnici o di sconfinare in argomentazioni puramente accademiche del tutto inutili per la stragrande maggioranza degli utilizzatori. Ci auguriamo che sia stato di vostro gradimento e che possa risultare in qualche modo utile relativamente al suo scopo primario: sensibilizzare l'utenza per un uso più sicuro possibile delle periferiche informatiche wireless.
Electronet.
Luglio 2010.
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L'antenna direttiva per segnali radio
2.4Ghz, mito fra gli hackers specializzati in cracking di WiFi.
L'aspetto goliardico non deve trarre in inganno: si tratta di uno
strumento particolarmente compatto e molto efficace, con un guadagno
effettivo che può oscillare fra 13 e 14 dBi. Ma per "cose
serie" esistono antenne direttive anche oltre i 30dBi. |
Chi ha detto che con il Bluetooth
"non si va lontani"? Esempio di due comunissime chiavette
Bluetooth classe 2 (2,5mW) modificate. A quella a SX abbiamo aggiunto
un'antenna direttiva patch da 8dBi e all'altra un'antenna 1/4 onda
esterna anzichè la micro-antenna interna ricavata su PCB. Siamo
riusciti a mantenere una velocità di trasferimento dati superiore a
50KB/s fino a 150 metri di distanza in portata ottica o fino a 50 metri
fra ostacoli. |
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